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Adesso fuggiamo, Bandini, portando con noi una buona dose letale di salsiccie al curry. Ripassiamo come da bambini i dieci comandamenti, per tenere lontano il peccato. Non è scritto di non fuggire, né di non lasciarsi alle spalle ogni cosa più sacra.
Ti ricordi com'era il cielo quando abbiamo lasciato per sempre la casa profumata di Rosa? Sappiamo quanto scavino la terra in profondità certe radici e siamo condannati ad essere italiani. Conosciamo dell'illusione più di quanto vorremmo. Abbiamo una guancia vecchia e una giovane, siamo tirati come raggi in ogni direzione eppure non muoviamo un passo. Siamo gravità e furia. Siamo i nostri fratelli e sbriciolati sotto il tavolo da pranzo (e da che altro?). Dovremmo parlare di calcio, Arturo mio, per l'immortalità: noi lo sappiamo.
Corriamo il rischio di essere dimenticati dopo la fama, Bandini, dimenticati vivi. In questa giungla senza regole, Arturo, bisogna trovare il modo d'essere riscoperti senza poter muoversi dal proprio eterno giaciglio, dopo la fama e l'oblio e il marmo. Com'è che abbiamo fatto, l'ultima volta?
Siamo scurrili e disorganici, noi Arturo Bandini. Siamo talmente pieni da pesare più di Donna e ad ogni nostro movimento la carne in eccesso si sposta con la malinconia della cera liquefatta. La promessa di sapere di più è già mantenuta.
Com'è lontana la California dai culi alti e pure il miglior posto del mondo Colorado! Qui nei pressi Melpemone Tersicore e Euterpe (chi erano mai costoro?) si pascono del sangue rappreso di Cesare mentre pance morbide spumose ma meno ornate ad esempio di quelle indiane scivolano nel corridoio fetente di coppie di scarpe e d'inchiostro umido, nuovo affaccio della stanza di Arturo Bandini. Da oggi sapremo sempre più cose, avremo molte nuove risposte.
Belli i nasi italiani omertosi spugnosi porosi aquilini secati come quelli di Musso e della combriccola di Nick. Bandini ha alzato il suo per godere del bianco che scompare repentino e gassoso, cedendo il posto a nuvole bluastre e rosate, nell'ennesimo tramonto al neon tra le pareti modulari e i pannelli alternativamente lisci e forati e sotto la torre corsara nera del caffè. Bandini ha trovato la foto satellitare della casa editrice e ci ha scritto "tu sarai qui", dandosi familiarmente del tu.
Perché Bandini, dico a noi, le madri italiane ci vogliono così tanto bene? E perché noi sappiamo dire tanto bene che un ruscello tagliava a metà la proprietà, un filo d'acqua che mormorava sui sassi? E perché avevamo già tanto chiaro a diciannove anni quello che avremmo fatto bene nella vita?
Eccoti, Bandini, tra sogni e ricordi e vino e grazia e furia. Ancora non sai come finisce o continua una storia d'amore?
Caro caro caro non ce la faccio a parlare e ho troppi impegni per vederti ma tu capisci tutto vero caro? Bandini ha scoperto il surconscio o sovraconscio che dir si voglia o non voglia e si è comprato le scarpe nere da prete fatto a mano ma senza esagerare. Bandini vorrebbe vomitare catartici fiori per pulirsi dentro il sistema. Come faremo a trovare un santo editore se prima non avremo trovato una stanza dove scrivere ricevere Camilla e confrontarci col carnivoro Hellfrick? Cristo, è tutto fuori plot.
La gentilezza delle biglie rosse fuori e bianche dentro e il camino fuorilegge, Bandini si sta facendo troppo serio per scherzare con lui così a cuor leggero con i cinque cereali. E' pure cambiato il faccione del bimbo mutante della Kinder, inutile nasconderlo e nascondersi e la moscacieca e la cavallina.
Siamo tornati indietro a rivedere e niente più cannoli e dolci piedi e natiche e niente stanza in via Frattina eppure la sensazione è che la barra sia rimasta perfettamente dritta nella tempesta che infuriava infuria e infurierà. Chi più ne ha? Cristo che mancanza di controllo, Bandini. Tanto valeva viversi la vita di un altro e dargli una mano ad esempio a traslocare i suoi tre-quattro anni di vita fuggita via anche lei.
Perché, diciamo a noi, abbiamo avuto quei giorni assurdi con Nick con tutto il tempo di cancellare le ombre e di vederlo crepare coerente e indegno com'era? Una settimana a sbronzarci col nostro vecchio imprimendo tonnellate di brillanti ricordi sagaci e surreali ammantati dalle nebbie delle vigne di Musso quali rimpianti poteva lasciarci? Tu hai Fedor e io ho te, cioè noi. Dunque noi abbiamo Fedor? L'abbiamo mai invidiato Fedor? Noi c'invidiamo a morte, altro che Fedor.
Tre anni, sette buste di cui una di rumenta. Bandini è un convivente spartano e si è rotto i cogli la prima mela-a-a.