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Verità, Bandini. Siamo pieni di interiora, ma un passo ancora verso la verità si potrebbe compierlo. Il problema degli addominali è verità.
Rosa si sarebbe accorta d'avere riempito ogni pur minimo spazio vitale del tempio trasformandolo in roseto, sommergendo tutto quello che è stata la presenza di Bandini fino all'occhio centrale della cupola dell'odierno rosarium. Chissà cosa ti è preso, Rosa, chissà se hai fatto bene o male. Noi ci prenderemo cura del prato che ci sovrasta, da sotto. Avevi al tuo fianco un grande scrittore con un futuro luminoso, anche se il futuro non esiste, con un maestro interiore gourmand e multiforme, buono e impressionabile, furioso, infantile e legnoso insieme. O lui o noi. O te, Rosa.
La verità sta in un bicchiere rotto e cola da ogni parte, onnivora e multiforme come certi primati spelacchiati con la sigaretta opponibile. E' dentro di noi, tra le ossa e i lipidi e il sangue e i bulbi oculari e i denti. Se non vi fa schifo frugare là dentro, cercatela pure. Noi che facciamo, Bandini? Ci turiamo il naso e via? Certo, ci fanno un po' impressione gli alveoli incatramati e l'idea di incontrare qualche tumore qui e là. Tanto mica lo riconosceremmo. Allora possiamo cercare la verità. Magari, prima, ci facciamo due uova, con la nuova bombola del gas. Ventottoeuro, cinquantamila. E' gas dei Parioli.
Yes, Rose. Ci hanno visto in giro per il quartiere con la biga? Accidenti che lingue lunghe, te lo sono subito venuto a ridire? Eppure non la usiamo mai, non vogliamo certo farci notare. Si, la cosa delle corna di caribù sul cofano è vera, anche se avremmo voluto farti una sorpresa. Allora possiamo dirti anche delle monete romane incastonate nelle portiere e dei cavalli di Cavalli. Dell'allevamento personale di Roberto Cavalli. Si, un caro amico. Pensa che li nutre solo con triglie alla livornese e pappa col pomodoro. E da bere rosato fresco e a fine pasto fragoline di bosco e champagne rosè.
E' così, Rosa. Un milione anticipato e carta bianca. Ci pubblicheranno tutto quello che vogliamo e siamo ricchi ma siamo rimasti semplici come sempre, tutti oro e sapone. Davvero hai notato il diamante cabochon che portiamo al mignolo? Che attenzione ai dettagli, complimenti! Pare che la pietra porti fortuna. Apparteneva a Mata Hari.
Ci vuole poco a far piangere un pomodoro, come a dissimulare le lacrime sotto la pioggia. Come si fa a dare un nome ai sentimenti, Bandini? Sentimenti senza sfumature? Clark senza brillantina, James senza ciuffo, BB senza Lucille? Ronald senza El Alamein? I sentimenti sarebbero icone prive di contraddizioni, miti? I sentimenti sono valanghe, invece. Per ripararsi ricettucole, non sistemi: stare lontano dalle vette e indossare occhiali da struzzo delle montagne innevate. E' difficile perfino porre le domande corrette, figuriamoci fornire le giuste risposte. Si sarebbe deità, di più: si sarebbe la radio, si sarebbe Elvis. Eppoi il rosso, sul bianco, spara. Buon Dio, se ci sentisse un Nativo Americano.
Siamo puri come un giglio o due, noi Bandini: ecco la verità. Andiamo a baciare il cielo sulla bocca e a concepire il romanzo della nostra futura scissione e liberazione. Il primo atto, naturalmente, si chiuderà con la fusione nel dividuo; il secondo con l'ultima parola del romanzo. Il terzo sono solo congetture. Poi ci lasceremo andare. La nostra parte migliore potrà riprendere la strada del cielo, l'altra quella della terra. Chissà che ricordo serberemo di noi.
Siamo stati un uomo, noi Bandini! Due, in verità. Abbiamo conosciuto ricchezza e bellezza, nobiltà e miseria, fatica e lavoro. Abbiamo guidato il camion la barca il cavallo l'auto la moto e la bici. Abbiamo scritto e studiato e poltrito e sgobbato in California e in Colorado e in Italia. Sul letto presso l'altare domestico guardiamo la nostra bibbia al neon appesa al muro, coi nomi di Jesus, Bandini, Fedor, Lennon, Mc Queen, Brautigan, King, Dean, Ernest, Dad, Elvis, Wilson, Ghandi, Obi Wan, Actarus. Di tutto non rimane che il neon, un piccolo altare e una grossa pancia tonda, una parete veneziana con una cornice argentata, uno specchio ovale, un corridoio pieno di scarpe e di giornali. Meglio che in Colorado, peggio che in California. I sandali si stiracchiano, senza più voglia di dormire. Noi Bandini siamo pronti per andare. Noi Bandini amiamo seguire i nostri sandali reumatici.
Balliamo il ballo della Rosa perduta, noi Bandini, invisibili sotto il prato germogliato sulla gravità che ci opprime. L'avevamo mai assaggiata una frittatina così, in Colorado? L'ordine sarebbe "guarire"?
Abbiamo preso tanta di quell'acqua, Bandini, senza nemmeno chiedere la moto in prestito ai nostri figli: siamo vivi! Ci sarà già capitato, ma l'ultima volta quando? Con la storia del dividuo siamo stravecchi per somma di età, senza tenere i comportamenti dei centenari di Okinawa e semplicemente bevendo vino e mangiando pecorino come i Barbaricini ma senza condividere gli affanni della vita con Rosa. Siamo la terza via, divuduo Bandini e non mangiamo alghe e fumiamo quanto ci pare!
Non abbiamo raggiunto lo scopo, noi Bandini, ma abbiamo compreso e teorizzato il dividuo, la contemporanea esistenza in una sola scatola di numerose anime solo parzialmente permeabili e un po' dislessiche. Polidividuamente insieme. Roba da Nobel. Il sublime ora ci sfugge, colpa nostra e della gravità che ci copre e ingrassa più di noi, spalmandoci sul paesaggio asfittico. Non stringe, non stressa, non urla, non spiega.
La penna non è mai dove la si vorrebbe noi grandi scrittori. Intesteremo ogni utenza ai nostri defunti, così nessuno ci disturberà mai più. Siamo esiliati, castrati e castranti, da tenere lontani.
"Ora che vi rivedo, Bandini, mi rendo infine conto di voler rimanervi lontano".
Grazie, grazie. Dove possiamo mettere la nostra rosa spinosa? Una lacrima rotola goffa su una testa troppo grossa: una vasta preziosa maschera tragica è così sciupata, grottesca. E' proprio destino, Bandini, se volevamo sfuggire al ridicolo avremmo dovuto fonderci in un altro dividuo. Abbiamo il cuore naturalmente ingrossato, sempre meglio del diabete. Abbiamo visto i denti di Rosa, le sue dita, il suo mento, i suoi occhi, la sua fronte? Lasciatela andare, lasciamola andare! E se poi fosse già poi? Vorremmo ma non possiamo, non possiamo proprio. Incredibile assenza di mutilazioni visibili al risveglio e festanti: ma che scherzo è? Assurda puntualità liturgica, così è e basta, senza se vi pare. Soprattutto se si è Bandini, una bella anima grossa da attraversare in lungo e in largo per farle tirare fuori il meglio, per il suo bene, si direbbe e per la sua gloria postuma.
"Povera me! Povero me!": così gemendo, una camicia si divide e un pantalone si squarta. Ci chiediamo se l'usura è colpa del tempo o del volume e se la anche velocità avrà un ruolo in questo mistero della scienza, ovvero se l'adattamento universale alle regole del consumismo coinvolge anche le stoffe dei vestiti di Bandini.