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Camminiamo, grande scrittore Bandini, lungo la Via Giulia: tocchiamo, rimiriamo l'attesa! Freme il pavese dei Farnese, lo studio di tatuaggi è aperto fuori orario, le fontane danno latte macchiato schiumato chiaro, la folla assiepata sulle loggette freme e attende solo noi. Le sorelle Brigidine cantano e si rispondono in coro, con la croce sul velo. Per noi! Rosa è in divino ritardo e consueto, detesta la progettualità, ma non poteva vivere un rapporto maturo con noi, Bandini. Ha smesso di amarci ed ha ragione, perché noi siamo un doppio crapulone alla deriva, siamo i gemelli Gascoigne che vanno a picco col Titanic. Preghiamo per noi! Pestiamo l'ultimo banco della chiesa colle ginocchia, chiniamo la testa e preghiamo come ci ha insegnato nostra madre! Poi si fa un salto al forno, ché a quest'ora cacciano le focacce calde.
Gennaio 2006, domenica, cielo coperto, visibilità discreta. Il neon è già tramontato sul corridoio vitreo. Il grande scrittore Arturo Bandini, prestato alla scienza, sta ultimando il capitolo, a lui assegnato quasi personalmente dal Grande Ragioniere, del grande libro sulle società umane. La Rosa porpurea è distante come il Cairo, città dove non si può mangiare nulla, ma solo fumare il male minore.
Ben ci ricordiamo, Bandini, le incertezze dovute all'uso della terza persona singolare nel nostro primo romanzo di fama, e che nostri momenti più alti sono stati vissuti e scritti in prima persona singolare. In quel tempo, tuttavia, non eravamo un dividuo: ora lo siamo. Altro che plurale maiestatico!
Spogliare Bandini. Si può. Graffiando via lo sporco dalle pagine dei suoi libri, ad esempio. Noi lo ricordiamo bene, il buio che sopraggiunge, l'inchiostro che finisce. Non si capisce perché debba valerne la pena, questo no. Bandini non toglie, non sottrae, non ruba, non spoglia. Bandini non. Come si fa a prendersela con un dividuo così? Tanto, le spalle di Bandini sono larghe quttrocentomila leghe, e le sue scarpone da prete fanno duemila nodi, anche sul ghiaccio. Specialmente da quando è Cavaliere del lavoro e di Gran Croce per altissimi meriti culturali e sociali. Il Presidente stava per inginocchiarsi, all'atto della consegna delle onoreficenze: abbiamo fatto appena in tempo a fermarlo.
Il purgatorio non lascia tracce nella memoria, ché altrimenti le avremmo rinvenute. E' questione di numeri. Il grande scrittore è trapassato nel 1983 e si è riunito al piccolo scrittore nel 2005. Era senz'altro tipo da purgatorio, peccatore devoto perfetto. Tredici anni di purgatorio senza residui ricordi! Forse, la parte migliore di noi s'è guadagnata il purgatorio proprio perché convinta dell'unica esistenza del presente. O questa è caratteristica della parte meno buona di noi? Di certo, entrambe amano raccontare la propria storia, individuale e dividuale. Mah! Un'altra occasione perduta per scrutare l'imperscrutabile. E se avessero formattato il grande scrittore prima di riunirlo al piccolo scrittore? Il talento potrà mica essere formattato?
E' così, Rosa. Abbiamo perso venticinque chili, anzi trentacinque, abbiamo il contratto da un milione e la Jaguar cabrio carta da zucchero ma siamo rimasti sempre gli stessi, non ci siamo montati la testa. Lavoriamo trentaquattro ore al giorno e ne abbiamo altrettante libere per te. Non ci stanchiamo mai. Addome piatto, raffinati come D'Annunzio, abbiamo il seguito di Elvis e l'orecchio musicale di Costello e la mente cinematografica di Woody Allen (e il denaro di Paul Allen) ma siamo rimasti semplici come Peter sull'alpe. Vestiamo come Yves comanda. Abbiamo in stampa il romanzo fondamentale dell'era moderna. Abbiamo una casa che è un tempio dello stile, che ben rappresenta le ultime quaranta o cinquanta generazioni della nostra famiglia. Siamo campioni di judo, oltre che di pacifismo. Abbiamo ottanta cani, addestrati ad uno ad uno singolarmente da noi stessi: il più scavezzacollo sa fare i cocktail, il più serio ha preso il Pulitzer. Parliamo ottanta lingue e ci intendiamo di astrologia e giacché c'eravamo di astronomia e astrofisica. Facciamo ottanta flessioni su ogni mignolo. Siamo spirituali, carnali, snob e alla mano, e non guardiamo la TV, anzi essa guarda noi. Siamo l'uomo per te, Rosa, anzi di più: siamo l'uovo per te. Solo, non lo diamo a vedere. Anche quando ti abbiamo salvata da quell'incendio, ricordi? Ci abbiamo tenuto a non spiccare tra gli altri pompieri.