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Abbiamo imparato a perdere il treno, la luce, ad essere rifiutati e liquidati, ad amministrare i nostri carismi dividuali, a risollevarci, ad amarci, a combattere secondo i crismi della lotta romano romana. Andremo lontano, noi Bandini, cominciando a pensare che Pessoa stava bene dove stava e buon per lui: invece noi dobbiamo andare lontano. Ma dove? Non lo sappiamo, ma dobbiamo andare e Dio si coccoli Jack e tutti i vagabondi del dharma che gli sono a tiro, ché la loro inquietudine altri non era che la figlia amatissima della rivoluzione che nessun altro che loro poteva adombrare e annunciare, e salvi anche Camilla che pure ci ha fatto tanto soffrire, tanto in parte ce lo meritavamo. Anche Rosa o Camilla, si tengano pure il loro deserto. Il resto, sabbia.
So di non sapere come ci sentiamo, Bandini. Nulla profuma più di Rosa, fuorché qualche ansa della nostra darsena dividuale e qualche scheggia che buca ancora la pelle ma senza che zampilli troppo sangue. Vedi, Bandini, come scegliamo le parole per il loro suono, paghi quando l'aura che sprigionano profuma di un poco di cantina? Il lavoro è schiavitù o libertà? Abbiamo sposato la morale comune, il nostro Dio è l'editore di Bandini. Recalcitriamo giusto un poco ma con innocenza e senza neppure la convinzione di chi gioca sul serio come i bambini e le ragazze. Siamo mollica elettrica, noi Bandini.
Avevamo perso ogni traccia di sublimità nel cammino verso la sincerità, Bandini, e basta con queste mezze rime. La forma fa parte della sostanza ma la rete ci vuole sinceri, Bandini, la disintegrazione era un prezzo da pagare come tutti gli altri.